Estratti dal CATALOGO LUXUS pubblicato da Antiga Edizioni ISBN: 978-88-8435-005-3

 

Immagini dal catalogo di LUXUS. Foto dell’ingresso del Padiglione Venezia e pianta dell’allestimento

LUXUS

Stefano Zecchi

Curatore Padiglione Venezia

«Il Padiglione Venezia della Biennale Internazionale d’Arte viene inaugurato nel 1932 con lo scopo di far conoscere le arti decorative veneziane. Per la Biennale 2017 sono state messe in mostra le opere d’arte artigiane più importanti per raccontare ciò che significa “lusso” nella storia di Venezia. L’esposizione esalta la trasfigurazione simbolica dell’oggetto che diventa espressione della sensibilità veneziana per la bellezza, attraverso una messa in scena eclettica di oggetti che illustrano come essi abbiano interpretato il sentimento estetico della cultura occidentale, in un costante e geniale intreccio con quella orientale.
La pietra, la seta, gioielli, vetri, merletti, mosaici sono le figure di una fantasmagoria simbolica che, indagando nel mistero dell’animo umano e nelle pieghe del corpo, rivelano il sogno veneziano di affidare il proprio destino a una bellezza suprema, rara, preziosa.
Il visitatore del Padiglione Venezia viene coinvolto sia nello spazio della memoria e della tradizione, sia in quello dell’attualità e dell’innovazione perché possa cogliere il processo creativo che trova al suo centro l’artista artigiano. Una sapienza del fare che svela l’anima del lusso nella sua incessante ricerca di oggetti simbolici in grado di evocare la bellezza antica e moderna dell’artigianato  d’arte veneziano. La grande arte e l’arte minore: questa è la distinzione che comunemente viene fatta per distinguere l’arte dall’artigianato artistico. La prima sarebbe opera di geni, di aspiranti tali, di illusi…, la seconda dell’anonimo lavoro di maestranze che producono oggetti di qualità senza la pretesa di raggiungere il cielo della grande arte.
Dopo la stagione delle Avanguardie artistiche del Novecento, da tempo l’arte sta riproponendo sempre le stesse idee, bollendo e ribollendo sempre la stessa minestra estetica. Un’arte prevalentemente gestita dall’alta finanza internazionale che crea artisti dal niente, che impedisce l’affermazione di altri che non si prestano al suo gioco. Insomma, niente di nuovo, niente di cui scandalizzarsi. C’è un’asfissia artistica che non consente di oltrepassare schemi estetici, economici, critici, come se, dopo la rivoluzione delle Avanguardie novecentesche, l’arte non fosse più stata capace di visione, di racconto, di utopia.
Così, esaurita la forza dell’immaginazione creativa, rinnegato il concetto di bellezza come categoria del giudizio estetico, gli artisti di oggi, in gran parte figli dell’alta finanza, ci consegnano sempre le stesse cose, sempre con lo stesso gusto patetico della provocazione e della trasgressione.
Nel Padiglione Venezia viene esposto l’alto artigianato artistico della città: non l’umile testimonianza di un’arte minore, ma la sua orgogliosa pretesa di ricordare l’origine, le nostre origini da cui è scaturita la magia di un’arte che ha raccontato al mondo,  attraverso la bellezza, il significato della vita. Dall’origine della cultura estetica occidentale è doveroso ricominciare a pensare e a fare arte.
Quando non si trova la strada per procedere, Goethe suggeriva di ritornare all’origine: «Tutto finisce là dove è incominciato», scriveva nel Faust. L’origine dell’arte occidentale è la tekne: parola del greco classico che non ha nulla a che vedere con la “tecnica”, ma con l’artigianato. La civiltà estetica occidentale nasce con l’artigianato, quell’artigianato che nella classicità ha generato la bellezza di Atene, di Roma, di Bisanzio.
Nei secoli, Venezia ha costruito la sua immagine in un’incessante produzione della grande qualità estetica, incantando il mondo. Nel Padiglione Venezia della Biennale 2017 non è allestito un mercato artigiano, ma un’esposizione d’arte, in cui accanto ad artisti contemporanei si trovano altri artisti, cioè gli artisti artigiani di aziende moderne che hanno la loro attività costruita su solide fondamenta tradizionali. Dal vetro al mosaico, dai tessuti ai gioielli, alle calzature, alle porcellane, agli argenti, alla pietra d’Istria: il visitatore del Padiglione Venezia si trova a percorrere delle
“stanze” in cui si rincorrono passato e presente.[…] »

LUXUS

Stefano Zecchi

Curator Padiglione Venezia

«The Venice Pavilion of the International Art Biennale was opened in 1932 with the aim of promoting Venice arts and crafts. On the occasion of the Biennale 2017, the craftworks on show have been chosen in order to explain the meaning of “luxury” in the history of Venice.
The exhibition extols the symbolic transfiguration of the object, focusing on the way in which it turns into the  expression of Venetian sensitivity to beauty. On show, an eclectic set-up of objects that illustrate how these artists interpret the aesthetic feelings of western culture by ceaselessly and cleverly intertwining them with eastern culture.
Stones, silks, jewels, glasses, laces, and mosaics are the elements of a symbolic phantasmagoria that, exploring the mysteries of the human soul and body, reveals the Venetian dream to entrust man’s fate to rare, precious and supreme beauty.
By entering both the space of memory and tradition and that of modernity and innovation, those who visit the Venice Pavilion get the chance to understand the creative process art artisans go through, grasping the soul of luxury in its never ending quest for symbolic objects recalling the ancient and modern beauty of Venetian art artisanship.
Arts and crafts – this is the distinction generally made to discern art from art artisanship. Arts belong to real, aspiring and wishful geniuses, while crafts belong to unknown artisans who create quality objects without aspiring to enter the firmament of great artists.
After nineteenth-century avant-gardes, art has kept on relying on the same ideas for a long time, proposing the same old story all over again. Present art is strongly affected by international high finance, which creates artists from nothing and prevents those who refuse to stick to their rules from establishing themselves. Nothing new, thus, nor nothing to be shocked by. This is a period of  artistic suffocation, which prevents artists from escaping aesthetic, financial, and critical frames of mind, as if, after the revolution of nineteenth-century avant-gardes, art were no longer able to
create visions, tales and utopias.
After the exhaustion of the creative impetus of great nineteenth-century avant-gardes and the denial of beauty as an aesthetic category, nowadays artists related to high finance can but propose and propose again the same old things, moved by the same pathetic taste for provocation and novelty.
The Venice Pavilion shows the high art artisanship of the city, which is not the humble proof of a less valued form of art, but a proud call to remember our roots. Our origins, indeed, are the source of the magic of an art aimed at portraying the meaning of life through beauty. In order to restart making true art, we need to retrace the origins of western aesthetic culture.
When the road to follow cannot be found, Goethe suggested a return to the roots, “Everything ends where it began”,  as he wrote in the Faust. The origins of western art can be traced back to tekne, an ancient Greek word that has nothing to do with “technique”, but which instead is related to artisanship. Western aesthetic civilization was born with the same artisanship that made Athens, Rome, and Byzantium great and beautiful in the Classic period.
Over the centuries, Venice established its reputation and charmed the world thanks to great aesthetic quality. The Venice Pavilion of the Biennale 2017 does not house an artisan market, but an art exhibition, where contemporary artists are featured along with art artisans working with modern businesses built on a firm traditional foundation. From glass to mosaics, from fabrics to jewels and shoes, from porcelains and silverware to Istrian stone: those who visit the Venice Pavilion enter a series of “rooms” where past and present run after each other.[…] »

 

 

LUXUS

Stefano Zecchi

Curatore Padiglione Venezia

« […] Nell’oggetto di lusso c’è un desiderio di assoluto, la visione di una bellezza che, raggiungendo una propria ideale perfezione, oltrepassa qualsiasi dominio dell’utile sulla qualità estetica. Anzi, generalmente il lusso è ritenuto qualcosa di inutile, di superfluo, e tuttavia esso appare essenziale per cogliere, talvolta vivere, il senso più alto della bellezza. Il lusso ha una preziosità venale, ma nessun prezzo corrisponde al suo valore estetico, valore che, rispecchiando l’origine della nostra cultura classica, diventa eticità: la vera bellezza è autentica eticità.
Dunque, si tratta di uno scontato luogo comune relegare il lusso tra i desideri e gli oggetti che hanno un costo molto elevato, accessibile soltanto ai ricchi. In risposta a questa banalità si potrebbe affermare con un eccesso di enfasi che il lusso riflette una volontà di vita nella bellezza, lontana dall’ostentazione della ricchezza e dal bisogno di esibire un’immagine di sé seducente.
Chi riconosce ciò che davvero è lusso, ama la bellezza e ne fa un principio fondamentale di esperienza di vita, consapevole che in questo cammino che lo porta al suo apprezzamento è stata decisiva l’educazione estetica. Nulla appartiene per necessità alla dimensione del lusso, perché esso richiede cultura, sensibilità estetica. Quando su di esso si trasferisce invece la propria mediocre volontà di possesso, esso si copre di una patina di meschinità che ne nasconde l’essenza e lo rende disponibile all’esibizione della vanità e della ricchezza. Non è un caso che in ogni epoca della nostra storia si sia sempre abbattuta sul lusso una generica condanna moralistica che lo ha ritenuto il superfluo orpello di una società che dovrebbe impegnarsi in questioni concrete per risolvere i suoi problemi di sviluppo equilibrato e giusto.
Anche l’etimologia della parola suggerisce connotazioni differenti e contraddittorie. “Lusso” rinvia alla parola latina lux, luce, dunque a ciò che illumina, che rende visibile e comprensibile,  razionalmente evidente, sia sul piano della logica che su quello dell’etica e dell’estetica, cioè tutto quell’universo che riguarda il bello, il gusto, lo stile. Ma “lusso”, dalla radice lux, rimanda a luxuria, cioè all’eccesso, all’estremo, oppure a luxus che, nella sua origine indo-europea, connota la deviazione, la rottura, la lussazione. Il lusso appartiene, dunque, a un mondo sempre di difficile
definizione: è un prodotto prezioso generato dall’intuizione della bellezza, oppure è la volgarità di una trasgressione. Il giudizio moralistico si sbarazza con semplicità del lusso come se volesse proteggere la ragione da complessità concettuali e l’etica da questioni imbarazzanti. Il vero luogo per comprenderne il significato teorico ed etico è l’estetica. Nel giudizio estetico ciò che diventa valore non è mai il banale, il mediocre, ma l’originalità, l’invenzione, l’estro. Il lusso è, esso stesso, un’idea che comporta l’oltrepassamento della “normalità”, dell’ovvio, avendo di mira l’eccellenza: segna una netta demarcazione tra ciò che è comune e la forma assoluta della bellezza. Il lusso è figlio del desiderio di bellezza, creato da geniali artigiani dell’arte. Abbiamo sottolineato che l’arte nasce come tekne: l’artista era un “tecnico”, un artigiano di grande talento che tuttavia scompare dietro alla sua opera, perché egli è soltanto l’interprete di quelle conoscenze e di quei sentimenti che sono patrimonio di un popolo e che egli ha la capacità di esprimere e rappresentare visivamente, plasticamente. Artigiano-artista sconosciuto ma con il compito immenso di testimoniare con la qualità e la perfezione delle sue opere la sensibilità estetica di un’epoca, formando ed educando il gusto del popolo. Grandi opere scultoree, architettoniche, ma anche piccoli oggetti, monili, utensili per trasmettere  il senso dell’eleganza, della raffinatezza, per documentare attraverso la qualità che si sprigiona dalla sua mente e dalle sue mani la differenza rispetto alle cose comuni. Il desiderio d’infondere un’eccezionale forza di comunicazione simbolica negli oggetti, quest’abilità di renderli preziosi non per la materia con cui sono fabbricati (o anche: non solo per la materia), sono il fondamento originario del lusso che, come è facile comprendere, non appartiene a un determinato periodo storico, ma alla Storia.
La ricerca artigiana richiede sperimentazione di materiali, immaginazione nel comporli, sfida ai luoghi comuni, spregiudicatezza, assenza di scrupoli. Nel Padiglione Venezia si ritrovano le emozioni, le suggestioni, i simboli della grande tradizione dell’artigianato d’arte veneziano. La tradizione è protezione e rispetto dell’origine, non venerazione delle ceneri del passato. Questa tradizione ha avuto l’occasione di cogliere il valore della sua storia proprio nel Padiglione Venezia, dialogando con le opere di artisti moderni – come Maurizio Galimberti, Marco Nereo Rotelli, il regista Cesare Cicardini, il musicista Ludovico Einaudi – che interpretano il segno della contemporaneità accanto agli artigiani del lusso. “Luxus”, titolo dell’esposizione, diventa così un itinerario di educazione estetica per ricordare e ritrovare nel presente il significato del passato, per comprendere come la bellezza sia progetto, costruzione, utopia, principio decisivo per contrastare l’assenza di senso, il nichilismo, che è la devastante malattia spirituale del nostro tempo. […] »

LUXUS

Stefano Zecchi

Curator Padiglione Venezia

« […] Luxury objects show a desire for the absolute and the vision of a beauty that, reaching ideal perfection, steps beyond the supremacy of usefulness over aesthetics. Despite being generally considered useless and unnecessary, luxury is crucial in order to grasp – and sometimes experience – the highest meaning of beauty. Luxury has a venal preciousness, but its aesthetic value – bringing us back to the origins of our Classic culture – has no price and turns into something ethical. True beauty becomes good ethics.
Therefore, relegating luxury to expensive desires and objects available only to rich people is a commonplace. One may answer such trivialities by saying – maybe with excessive emphasis – that luxury mirrors the desire to live a life full of beauty, far from the display of wealth and the need to show an alluring image of oneself.
Those who understand what luxury really is love beauty and consider it a pillar in their lives; they are aware of the crucial role played by aesthetic education in their appreciation of beautiful things. Nothing necessarily belongs to the category of luxury, as it requires culture and aesthetic sensitivity to be recognized. Instead, when people pour their mediocre desires for possession into it, luxury develops a coat of meanness that conceals its essence and makes it prone to the showing off of vanity and wealth. It is not by chance that in all periods of our history luxury has always
been the object of moralistic criticism by those who consider it an unnecessary ornamentation typical of a society that, in order to solve issues related to fair and balanced development, should become more committed to reality.
The etymology of the word suggests different and contradictory connotations as well. “Luxury” originates from the Latin lux, that is to say “light”, something that lights up things making them visible and understandable, clear to the intellect both logically, ethically, and aesthetically, therefore involving beauty, taste and style. Nevertheless, besides deriving from lux, “luxury” is also related to luxuria, i.e. excess and exaggeration, and luxus, an Indo-European word meaning change in direction, breakage and dislocation.
Luxury belongs to a world that is hard to define; it can be the precious product of the intuition of beauty, or the coarseness of transgression. Moralistic censure dismisses luxury quite easily, as if it aimed at protecting reason from conceptual complexities and ethics from embarrassing issues. Aesthetic judgment appreciates authenticity, novelty and flair, considering ordinary mediocre things devoid of value. Luxury is an idea that implies stepping beyond the “normal” and the mundane aiming at excellence; it draws a neat division between commonplace and absolute beauty.
Luxury stems from a desire for beauty and is created by clever art artisans. We highlighted how art originated from tekne; the artist was a “technician”, a highly talented artisan who nevertheless disappears, concealed by his own work, being he only the interpreter of the knowledge and feelings of his people, and yet skillfully conveying and representing them both visually and plastically.
Despite remaining unknown to the public, the art artisan has the task of testifying to the aesthetic sensitivity of his time through the quality and perfection of his works, building and training people’s taste. Large sculptures and architectures, as well as small objects and necklaces, become means to convey elegance and refinement, proving the difference between the quality of the things the art artisan creates with his own hands and common things. The desire to endue objects with one-of-a-kind communicative and symbolic power and the ability to make them precious  independently from the materials employed (and, therefore, independently from matter only) are the original foundations of luxury, that, quite understandably, do not belong to a specific  historical period, but to History.
Artisan research requires experimentation and imagination in combining materials, defying commonplaces, irreverence, and unscrupulousness. The Venice Pavilion provides the visitor with the emotions, the splendours and the symbols of Venice traditional art artisanship. Tradition means preservation of and respect for the origins; it is not the veneration of the ashes of the past. In the Venice Pavilion, this tradition has every chance of grasping the true value of its history, conversing with works by modern artists – such as Maurizio Galimberti, Marco Nereo Rotelli, the director
Cesare Cicardini, and the musician Ludovico Einaudi, who interpret the signs of contemporary art – as well as artworks by the artisans of luxury. The exhibition, called “Luxus”, becomes a journey into aesthetic education aimed at recollecting and recovering the meaning of the past in the present, in order to understand how beauty is also project, creation, utopia, and determining principle in the struggle against senselessness and nihilism, the devastating spiritual disease typical of our time. […] »